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Piccola mostra di una grande amicizia

di Lunaceleste Vignieri

Era il 2007 l’anno in cui Anastasia è entrata nella mia vita. Oggi non basterebbe un libro né una stanza per raccontare e raccogliere tutte le esperienze e gli oggetti che testimoniano le nostre infinite storie ma, dato che sto avendo l’occasione di poterle condividere, ho scelto quelle che ricordo più vividamente e con più affetto.

Durante gli anni delle medie, dove dalla metà del primo anno siamo andate in classe insieme e dove inizialmente abbiamo stretto amicizia, trascorrevamo ore e ore a inventare giochini di ogni genere per passare il tempo. Espongo qui questo gioco completato e frammenti di impiccato. Inoltre sotto questo troverete una pagina del mio diario, scritta interamente in una lingua inventata da me e Anastasia per comunicare segretamente, in caso i professori avessero intercettato i bigliettini. Ho deciso di esporre una pagina del diario perché tutti i bigliettini che ci siamo scritte sono andati persi negli anni mentre il mio diario, che tutt’ ora scrivo così, si trova nel mio cassetto.

Espongo qui un biglietto del tram, in ricordo del giorno in cui ci venne la brillante idea di tornare da scuola a casa a piedi. Non era la prima volta che lo facevamo ma al contrario delle altre volte, il cielo non prometteva nulla di buono. Incuranti dei nuvoloni grigi che si estendevano a perdita d’occhio ci incamminammo dalla Savini, la nostra scuola media, verso Colleatterrato, dove abitiamo a quattro minuti a piedi di distanza l ‘una dall’altra. Iniziammo il percorso entusiaste, percorremmo tutto il corso san Giorgio, uscimmo dall’arco di porta madonna e a passo svelto iniziammo a percorrere il ponte. Deve essere stato un secondo circa, il tempo tra cui la prima goccia mi ha colpito e il momento in cui ho realizzato che ormai accelerare il passo ulteriormente non sarebbe servito a nulla. In meno di 1 minuto fummo colte da un impressionante diluvio che ci inzuppò e ci rese gocciolanti dalla testa ai piedi. Non potevamo far altro che arrenderci al nostro destino e raggiungere la fermata dell’autobus. Per nostra fortuna, l’autobus che stava per ripartire ci fece una grazia, attese il nostro arrivo e aprì la porta di mezzo per farci salire. Salimmo portando con noi un litro d’ acqua a testa che ci scendeva dai capelli alle scarpe, felici che c’è l’avevamo fatta. Un signore ci guardò e vedendo due ragazzine di 14 anni fradicie dalla testa ai piedi trovò carino dirci che se fossimo state sue figlie ci avrebbe massacrato. Io e Anastasia ne abbiamo riso per anni.

Se vuoi bene a qualcuno non lasciarlo andare quando litigate, non importa se uscendo di casa per raggiungerlo non hai le chiavi e dovrai chiamare i pompieri. Nel nostro caso non furono le chiavi ma le scarpe: eravamo a casa mia, non ricordo il motivo ma iniziammo a discutere e di punto in bianco lei si alzò, uscì dalla stanza, poi dalla casa. Non potevo rischiare di perdere la mia migliore amica ma, lei era già per le scale e io non avevo le scarpe. Non ce l ‘avrei fatta a raggiungerla ameno che.. Mi precipitai giù dal letto, spalancai la porta e iniziai a seguirla. Era già uscita dal palazzo, fuori nevicava e il gelo penetrava nelle ossa. Per quella litigata (in cui lei aveva completamente ragione) sapevo non sarebbe bastato chiedere scusa, serviva un gesto ‘’eroico’’ che dimostrasse quanto davvero tenevo a lei. Pensai che se mi avesse vista lì, scesa nonostante il freddo per fermarla, pentita, in calzini ( di cui ne espongo uno qui) , coi piedi immersi nella neve, non avrebbe resistito e avrebbe fatto pace con me. Così senza pensarci due volte uscii dal portone, affondai i piedi nella neve e iniziai a camminare sul marciapiede. Anastasia era lì e, come avevo previsto, appena mi vide rimase sorpresa e non poté fare altro che perdonarmi.

Anastasia è colei che mi ha ‘’introdotto’’ alla lettura. I pochi libri che leggevo prima di incontrarla si limitavano a Geronimo Stilton o Twilight. Quel pomeriggio avevamo deciso di fare una passeggiata per le colline di Colleatterrato. Arrivammo in un vasto uliveto e salimmo sopra uno di essi a prendere il sole. Ricordo vividamente il momento in cui lei estrasse un libro e mi chiese: <<ti va se te ne leggo un pezzo?>> Non mi era mai accaduto prima che qualcuno mi chiedesse di leggermi qualcosa, fu bello. Accettai. Iniziò il racconto dalla prima pagina e più leggeva, più ero curiosa. Il libro si chiamava Diary, e Anastasia l’aveva acquistato il giorno del mio compleanno, qualche mese prima. Fu il primo di quella che poi è diventata l’intera collezione negli anni. Espongo questi tre libri, gentilmente concessi da Anastasia. Diary e molti altri sono momentaneamente in giro per il mondo, in prestito.

Durante il liceo eravamo solite fare cup-educativi, queste giornate-tipo cominciavano alle 7 e 30 di mattina, quando ci incontravamo alla fermata dell’autobus per andare al liceo. Sapevamo che queste erano destinate a concludersi con l’inevitabile assenza da scuola, perché eravamo troppo brave a convincerci a vicenda che sarebbe stato meglio non entrare per vivere qualche nuova avventura. A cercare conferma alle nostre auto convinzioni spesso subentrava l’oroscopo, da cui estrapolavamo parti di testo che ci invitavano a seguire il cuore, dove con ‘’seguire il cuore’’ noi intendevamo prendi un treno e esplora. Negli anni del liceo abbiamo esplorato più di 5 edifici abbandonati, almeno una 20 ina di case, un manicomio, 4 roulette e così tanti boschi e sentieri che non saprei numerarli. Questo disco in vinile di Lucio Battisti è stato trovato insieme a molti altri, in una piccola roulotte abbandonata buttata nel cortile di un vecchio edificio a Giulianova. Nessuno degli altri dischi ha colpito Anastasia come questo, così ha deciso di prenderlo e riportarlo a casa. Quella roulette nascondeva un sacco di tesori interessanti ma sfortunatamente, dopo la scoperta dei dischi, ci rendemmo conto che non eravamo sole: un enorme ragno ci stava fissando intensamente. Come Anastasia lo vide, corse fuori e io la seguii. Inutile dire che non saremmo più rientrate.

Espongo questi due mazzi di carte. Le carte napoletane rappresentano le innumerevoli notti, di molti inverni, trascorsi a giocare a briscola e tressette davanti al fuoco del camino di casa mia. Quelle da Poker invece, le espongo perché, dopo che una nostra amica ci ha insegnato a leggerle, per oltre 3 anni sono state la nostra fonte di speranza nelle relazioni: ci leggevamo le carte a vicenda, e chiedevamo loro se i ragazzi che ci piacevano ai tempi ricambiassero. Purtroppo molte delle nostre giornate precipitavano nella tristezza, quando le carte dicevano che lui, probabilmente, voleva un’altra o che provava solo amicizia nei confronti della sventurata di turno. Quando ci siamo fidanzate, entrambe non le abbiamo mai più lette.

Vi mostro questo biglietto e questa tazza in ricordo del nostro viaggio in Svizzera. Anastasia mi chiese di accompagnarla a trovare i suoi, che da poco si erano trasferiti li. Viaggiammo tutta la notte, partendo da Pescara e arrivando in tarda mattinata a Will (Svizzera). All’alba, dai finestrini vedevo gli alberi e le terre innevate, sembrava di non essere sul pianeta che conoscevo, era tutto estremamente tranquillo e silenzioso. Scesi dal pullman e mi resi subito conto che ero felice di stare lì, soprattutto di stare con lei, lontano dai problemi della vita di tutti i giorni e da Teramo. Abbiamo trascorso i giorni seguenti all’arrivo visitando alcune tra le più importanti città della Svizzera, tra cui Zurigo, che è quella che mi ha colpito maggiormente. Qui oltre alla città, ho avuto la fortuna di entrare in un enorme museo, all’interno del quale ho avuto il privilegio di vedere per la prima volta lavori di cui non conoscevo l’esistenza, che mi hanno lasciata incantata. Purtroppo a metà della visita ad Anastasia è salita la febbre e, seppur abbiamo continuato il giro, alla fine siamo tornati a casa, comunque esausti per la lunga giornata. La tazza è uno dei souvenir che ho riportato dai mercatini di Natale di un’altra città non molto lontano da Will. Mi è stata offerta da Irina (la madre di Anastasia), la vendevano in uno stand di bevande e all’interno della tazza c’era del gluhwein (un vino tedesco, caldo). C’era la possibilità di tenere la tazza al prezzo di 2 euro. I due omini rappresentati sopra di essa sembriamo io e il mio ragazzo, quindi decisi di tenerla.

Espongo come pezzi finali questi souvenir, che Anastasia mi riporta ogni volta che torna da qualche suo viaggio. Accanto potete vedere l’insegna della casa dove Anastasia ha soggiornato per lavoro, Villa Luna. Mi ha inviato questa foto tramite whatsapp con scritto: <<Vedi? Io e te non siamo mai realmente lontane>>.

Dopo più di 11 anni, la nostra amicizia continua a essere un punto fermo della mia vita e nonostante i cambianti e la distanza, il filo che ci lega è più resistente del grafene.


 

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