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La mia infanzia in un ristorante

di Daniela Di Mattia

La mia casa è sempre stata un po’ diversa dalle altre. Io avevo ospiti a pranzo e cena tutti i giorni, persone che non conoscevo o che venivano sempre anche per un semplice saluto o che non sapevano d preciso dove si trovavano ma andavo via con un bel ricordo. Per me la mia casa è stata il ristorante dei miei genitori che sin dal giorno in cui sono nata fino ad ora ha accompagnato la mia vita: la grande cucina è stata la mia cucina dove ogni tanto andavo per vedere mia madre cucinare ai clienti, la sala da pranzo è stato il mio salotto, e stato la mia stanza dei giochi e anche dove ho sempre festeggiato il giorno del mio compleanno. Non ricordo momento importante della mia vita che non sia passato tra quelle mura.

aprile 1997- un mese prima che nascessi – mia madre nella cucina del ristorante insieme a un collega

Tutto inizia da questo caminetto che si trova nella sala da pranzo è sempre stato un luogo speciale per me, quando guardo al suo interno il mio primo pensiero va a mio nonno che d’inverno chiedeva a me e ai miei cugini di andare nella cucina a prendere qualche patata per cucinarla al suo interno, o quando insieme facevamo arrostire le castagne accompagnate dalle sue storie di gioventù. Ricordo anche che dopo una giornata passata a giocare nella neve andavamo subito a riscaldarci. Ancora oggi il pomeriggio quando tutti i clienti hanno finito di mangiare amo sedermi vicino per godermi il suo calore mentre leggo un libro o bevo una tazza di tè

aprile 1997- un mesi prima che nascessi- foto di mia madre davanti al caminetto del ristorante

Questa piccola sedia blu è diventata il simbolo della nostra infanzia in questo luogo, apparteneva in origine a mia sorella e con il tempo è arrivata a me, avevo poco più di tre anni e le gambe troppo corte per sedermi su una normale sedia del ristorante; ricordo che mi sedevo sulla sediolina blu nella sala insieme a tutti i clienti per guardare la tv che trasmetteva quasi sempre il telegiornale. Ricordo anche che con un po’ di fantasia diventava una pista per le macchinine giocattolo o un salottino per la mia Barbie. Successivamente la proprietà della sedia passò a mia cugina Elisa fino ad arrivare a oggi dove la proprietaria tuttora è mia nipote ovvero la figlia di mia sorella.

1999- nella sala mentre seduta sulla sedia blu guardavo la tv insieme a mia sorella

2019- mia nipote mentre gioca con la stessa sedia blu nel salottino del ristorante.

Da piccole io e mia cugina giocavamo sempre con gli oggetti più impensabili. Un giocattolo per noi poteva essere qualsiasi cosa, anche un soprammobile del ristorante e in particolare questo cervo in legno era uno dei nostri preferiti. Non ho mai saputo da dove provenisse ma ricordo che di nascosto da mia madre lo prendevamo per giocare a far finta di essere in un fiaba ambientata in bosco oppure di cavalcarlo come fosse un cervo vero. Alla fine mia madre cercava sempre di tenermelo nascosto per paura che la nostra fantasia lo potesse rovinare. Fortunatamente ancora oggi posso ammirarlo all’interno del ristorante e ripensare ai bei momenti passati insieme

ogni tanto mi capita di pranzare sola, soprattutto ora che sono un po’ più grande, ma da piccola ricordo che odiavo stare da sola e avere genitori impegnati quasi sempre in un lavoro così impegnativo non aiutava. Ma nonostante ciò inventavo le scuse più banali per far si che mia madre mangiasse insieme a me: per esempio facevo finta di non saper usare le posate per farmi imboccare da lei e quindi in qualche modo costringerla a rimanere con me a pranzo. Con il tempo ho smesso con questi capricci ma ho iniziato a pranzare all’interno della cucina insieme a lei e agli altri membri dello staff per avere un po’ di compagnia. Ricordo che quando vedevo le pile di piatti dentro le credenze o e le casse piene di posate d’argento della cucina le vedevo come un normale set di piatti e di utensili di una qualsiasi casa. Per me erano molto importanti perché gli stessi piatti che usavo io per mangiare dopo che tornavo da scuola erano gli stessi da cui poteva nascere un nuovo piatto per il ristorante, le stesse posate che usavano i clienti, le stesse ciotole, le stesse forchette e gli stessi cucchiai e questo in qualche modo crea un legame che ci unisce come se facessimo parte tutti di una grande famiglia che si riunisce ogni giorno a pranzo.

1998- nella cucina del ristorante, sullo sfondo si possono notare le pile di piatti

Può capitare a volte di perdersi un oggetto, magari uno piccolo e insignificante ma anche uno di importanza straordinaria. Spesso mi capita di ritrovare tra i tavolini gli oggetti smarriti dei clienti, quasi sempre sono indumenti come giacche, sciarpe, occhiali da sole; qualche volta capita un giocattolo lasciato da un bambino distratto, a volte sono dei piccoli gioielli come anelli o un orecchino; un cellulare; le chiavi di una macchina o le chiavi di una casa. Quasi sempre i proprietari tornano per riscattarli ma capita anche che qualcuno si dimentichi di questi piccoli ricordi. li custodisco dentro una piccola scatolina con la speranza che un giorno ritornino dai loro proprietari, anche se ammetto che uno o due di quelli oggetti con il tempo è diventato di mia proprietà.


 

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